Il Sangiovese di Montalcino

Un Viaggio alla scoperta del cuore della Toscana partendo da San Quirico fino ad arrivare alle Terme di Petriolo.

SINTESI DEL PERCORSO:

  • chilometri totali: chilometri 83
  • durata del percorso senza soste: 1 ora e 45 minuti
  • tipologia del percorso: strada asfaltata e regolare
  • per la mappa dell’intero percorso clicca qui.

Partendo dalla splendida località di San Quirico d’Orcia, che è stata destinazione di un mio precedente post, ci dirigiamo a tutta “palla” (come ama dire uno dei due miei figli), verso Montalcino, la prima delle tappe previste per l’uscita odierna, tutta concentrata alla scoperta del vino ed in particolare del Sangiovese, il vitigno più diffuso di tutta la Toscana, a cui è stata dedicata anche una popolare canzone intitolata “Romagna e sangiovese” firmata da Raoul Casadei e Terzo Fariselli.

montalcino

Raggiungiamo Montalcino (SI), in breve tempo percorrendo per 14 chilometri circa la strada Cassia, impiegando senza forzare il passo appena poco più di quindici minuti: non abbiamo avuto neanche il tempo di mettere in temperatura le gomme che decidiamo per la prima sosta, d’altronde la gita che avevamo programmato per oggi era all’insegna del Sangiovese che, visti i suoi gradi (che non conciliano bene con quelli della piega in curva), richiede soste molto frequenti, viste anche le notevoli cantine presenti sul territorio.

Una sola premessa parlando di cantine, prima di procedere con il post: di botti e di aziende vitivinicole in questo post ne troverete solo una, più avanti, perché abbiamo deciso di fermarci solo al Castello Banfi.

Arrivati a Montalcino, parcheggiamo le nostre moto vicino al  Comando dei Carabinieri di Montalcino, posto più sicuro di quello non potevamo trovarlo ed entriamo a piedi nel centro storico di Montalcino alla scoperto di segni evidenti di Brunello!

Un breve cenno storico di Montalcino

La collina su cui si trova Montalcino è stata abitata probabilmente già in epoca etrusca. Montalcino è menzionato per la prima volta in un documento del 29 dicembre 814, quando l’imperatore Ludovico il Pio concesse il territorio sub monte Lucini all’abate della vicina Abbazia di Sant’Antimo. Sull’origine del nome di Montalcino esistono almeno due ipotesi. Alcuni ritengono derivi dal Mons Lucinus citato nel documento dell’814, nome in onore dalla dea Lucina o riferimento alla parola latina lucus, che significa “bosco sacro”, o più genericamente “piccolo bosco”. Altri, invece, fanno derivare il toponimo da Mons Ilcinus, dal latino mons (monte) e ilex (leccio), cioè “monte dei lecci”, pianta assai diffusa nella zona rappresentata anche nello stemma cittadino. 

In epoca medievale l’attività economica prevalente era la conceria e Montalcino disponeva di numerose fabbriche per la lavorazione del cuoio, fabbriche che erano celebri per la qualità dei loro prodotti. In seguito, come è successo a molti centri abitati della provincia di Siena, anche Montalcino conobbe una gravissima crisi economica e demografica.

Come molti dei borghi medievali della Toscana, Montalcino ha vissuto lunghi periodi di pace e che hanno consentito agli abitanti una certa prosperità. Questa pace e la prosperità, tuttavia, è stata interrotta da una serie di episodi estremamente violenti. Nel corso del tardo Medioevo era ancora un comune indipendente di notevole importanza grazie della sua posizione sulla vecchia Via Francigena, la strada principale tra la Francia e Roma, ma col tempo Montalcino entrò nell’orbita della potenteSiena. Come un satellite di Siena, al momento della Battaglia di Montaperti 1260, Montalcino fu profondamente coinvolto nei conflitti in cui anche Siena era coinvolta, in particolare in quelli con la città di Firenze nel corso del XIV secolo e del XV. Come molte altre città dell’Europa centrale e dell Italia settentrionale, la città è stata anche coinvolti nelle lotte intestine tra i Ghibellini (sostenitori della Sacro Romano Impero) e i Guelfi (sostenitori del Papato). Fazioni dei due schieramenti controllarono la città in diversi momenti alla fine del periodo medievale. Dopo la caduta di Siena 1555 i nobili senesi si arroccarono in città per 4 anni con la speranza di poter un giorno ritornare a Siena, dando vita alla Repubblica di Siena riparata in Montalcino. Ma alla fine anche Montalcino entrò a far parte delGranducato di Toscana fino all’Unita d’Italia 1861.

La situazione è radicalmente cambiata nella seconda metà del XX secolo. Nel caso di Montalcino la fortuna è stata quella di trovarsi nel mezzo di una delle più importanti zone di coltivazione di uva. Il territorio infatti è celebrato per la presenza dei vigneti di Sangiovese che producono il famoso Brunello di Montalcino e anche vengono utilizzati per la produzione di due DOC: il Rosso di Montalcino e il S.Antimo.

Percorrere a piedi le vie di Montalcino è sempre un emozione perché, anche se si tratta oramai di una destinazione oramai prettamente turistica,  è possibile in ogni angolo del paese beneficiare di colori e di sapori unici nel suo genere. Come unico nel suo genere in materia di colori e sapori è la tradizionale fiera che getta Montalcino al tempo del Medioevo. Sto parlando della manifestazione che si tiene in città ad ottobre, dal titolo, appunto, “Montalcino d’Ottobre”: una serie di appuntamenti culturali ed enogastronomici volti alla riscoperta dei piatti della tradizione del territorio e della Toscana. “Montalcino d’Ottobre, colori, profumi, sapori e tornei” è l’evento, per le vie della città del Brunello, organizzato dai quartieri Borghetto, Pianello, Ruga e Travaglio, come anteprima della “Sagra del Tordo” (che si tiene sempre nel mese di ottobre), kermesse che, da oltre mezzo secolo, a colpi di frecce scoccate nel Torneo con l’arco, tuffa Montalcino nella storia, nel glorioso passato medievale, che vedeva la città del Brunello una vera e propria capitale militare, economica e culturale del territorio senese.

Fatto questo tuffo nel passato e dopo aver visitato anche la fortezza di Montalcino, ritorniamo alle nostre moto e ci dirigiamo verso l’Abbazia di Sant’Antimo, a soli 10 chilometri da Montalcino. Uscendo infatti a Sud dell’abitato del Paese, imbocchiamo la strada che porta appunto il nome di Strada Provinciale della badia di Sant’Antimo per un tempo di percorrenza di soli 15 minuti di passo leggero, tappa che rimane perfettamente di strada prima della meta successiva del Castello di Banfi.

Abbazia di Sant’Antimo.

Nell’Abbazia di Sant’Antimo (Montalcino – Siena) risiede una comunità di Canonici Regolari Premostratensi, detti anche Canonici bianchi, come ricorda il loro abito completamente bianco, o Norbertini dal nome del loro fondatore san Norberto. Il 25 dicembre 1121, Norberto e i suoi seguaci si insediarono aPrémontré nel nord della Francia. Dal nome latino di questo luogo,Premonstratum, deriva il nome dei Premostratensi, i quali conducono una vita in comune secondo il modello proposto dagli Apostoli e la regola di sant’Agostino. I Canonici Regolari Premostratensi sono dunque dei religiosi che, alla dimensione contemplativa della loro vita, affiancano anche l’esercizio del sacro ministero pastorale sia all’interno della comunità (accoglienza, gruppi giovanili, scouts, preparazione al matrimonio…) che all’esterno (parrocchie…).

sant'antimo

Un consiglio: poiché l’Abbazia è visitabile esternamente in qualsiasi periodo dell’anno, per chi volesse visitarla anche internamente, consiglio di prendere visione del sito ufficiale dell’Abbazia dove ci sono riportate tutte le date e gli orari delle sante messe.

Consiglio vivamente questa tappa a chiunque si trovi in zona come suggerisco, prendendo visione degli orari in cui si tengono, di partecipare ad una messa, perché al di la dell’essere credenti o meno, praticanti più o meno, a tutti gioverà ascoltare i canti gregoriani.

Cito a tal riguardo un passo prelevato dal sito dell’Abbazia stessa: “… Ad te levavi animam meam» (Sal 24) è l’introito che la Chiesa canta la prima domenica d’Avvento con una melodia vigorosa e rasserenante; è il canto gregoriano. Approfondire il tema del canto gregoriano sarebbe un lavoro che esula dal compito di questa pagina. Possiamo paragonare il canto gregoriano a una “Bibbia in musica”, che si propone di guidare chi lo canta o lo ascolta all’Essenziale, cioè a Dio, tramite la contemplazione. Questo modo di cantare, nato più di 1500 anni fa, è contemporaneamente un insegnamento divino e una preghiera a Dio rivolta che, senza farci violenza, con calma e rispetto ci mette in comunicazione con l’Ineffabile.”

Rimessi in pace con lo spirito e con noi stessi, decidiamo di ripartire alla volta del Castello di Banfi, meta per altro tipo di pellegrinaggio: il Sangiovese!

Castello Banfi dista dall’Abbazia di Sant’Antimo solo mezz’ora di cammino per circa 20 chilometri di strade meravigliose della campagna toscana: la strada che ci porta verso il Castello Banfi è la 117, strada provinciale “la maremmana”, che ci porta dritti dritti al Castello di Villa Banfi.

castello banfi

Banfi a Montalcino è da oltre trenta anni un punto di riferimento per chiunque al mondo si occupi di produzione vitivinicola. Definita a suo tempo come “il più grande progetto che sia mai stato realizzato nella produzione dei vini di qualità”, nasce nel 1978 grazie alla volontà dei fratelli italoamericani John e Harry Mariani – già titolari di Banfi Vintners, una delle più importanti società di importazione di vini statunitense. La proprietà, situata nel versante sud del comune di Montalcino, occupa 2.830 ettari dei quali 850 ospitano vigneti specializzati. Sono coltivati i principali vitigni locali (Sangiovese e Moscadello), a cui si aggiungono significative presenze di altri vitigni “internazionali” perfettamente inseriti nell’habitat montalcinese (Pinot Grigio, Chardonnay, Sauvignon Blanc, Cabernet Sauvignon, Syrah, Merlot). Per chi volesse visitare, cosa che noi non abbiamo fatto in questa uscita, le cantine di Villa Banfi, che si trovano ad un chilometro dal castello e che richiedono circa un’ora di tempo, lo può fare prenotando ai numeri Tel: 0577 877 505/877 514 – Fax: 0577 877 508.

Noi invece decidiamo per la sosta nell’enoteca, rimandando la visita della cantina ad altra data.

La Taverna: un tipico ristorante toscano all’ombra del castello medievale di Poggio alle Mura. La caratteristica Taverna Banfi è situata sotto le volte delle vecchie cantine del Castello, dove una volta riposavano le grandi botti di legno utilizzate per l’affinamento del Brunello di Montalcino. In un ambiente estremamente piacevole, la cucina presenta i piatti della tradizione montalcinese e toscana, esaltati dalla freschezza e dalla semplicità degli ingredienti del territorio. Durante i mesi estivi, ci riferiscono, la Taverna si arricchisce di una suggestiva terrazza all’ombra di Castello Banfi dove, nelle calde estati montalcinesi, è possibile gustare i prelibati piatti della tradizione.

Dopo questa sosta importante anch’essa per lo spirito, ci calziamo nuovamente i caschi in dirittura dell’ultima delle nostre tappe odierne, rappresentate dalle Terme di Petriolo.

Come potete comprendere, questa odierna passeggiata è stata tutta indirizzata allo spirito, sia esso mentale,  religioso o, più materialmente, fisico, come questa ultima tappa di Petriolo.

Per raggiungere le Terme di Petriolo, dobbiamo percorrere ancora la strada statale 117 verso Casal di Pari, passando da terra senesi a terra grossetana, per poi, prendendo la strada provinciale 4 in direzione Petriolo dove si trovano le famose Terme.

petriolo d

Alle Terme di Petriolo si trovano il nuovo stabilimento termale (Loc. Petriolo – Monticiano) aperto tutti i giorni, che oltre ai bagni e ai fanghi termali, propone anche tutto ciò che serve per trascorrere una giornata all’insegna del relax e del piacere e le vasche naturali dove è possibile immergersi in tutta tranquillità circondati da una natura incontaminata.

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2 risposte a “Il Sangiovese di Montalcino

  1. Un tour rigenerante per il corpo e per la mente!
    Magari il vino meglio comprarlo per berlo a casa in tutta calma per non rischiare di raddrizzare qualche curva!

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