Terme di TOSCANA

Dedico questo mio post a mia moglie, che amo tantissimo e che per tanto tempo mi ha sopportato e tutt’ora continua a farlo anche in questo momento della mia vita un po’ difficile e particolare!

Dopo il mio post dedicato alle Terre del Chianti, complice anche l’inverno con le sue temperature rigide, voglio omaggiare con questo mio post, le calde Terme di Toscana che per tanto tempo sono state, per me e mia moglie, meta di uscite domenicali, talvolta anche in compagnia di amici.

Un unico consiglio: per coloro che soffrono di pressione bassa, le calde terme di Toscana possono rappresentare una delizia da prendere con molta attenzione, per cui consiglio, viste le alte temperature delle acque, di prestare molta attenzione ai tempi di permanenza a “mollo”.

Sintesi del percorso:

  • chilometri totali: 70 chilometri;
  • durata percorso senza soste: circa un ora e mezzo;
  • tipologia di percorso: stradale, ma con curve mozzafiato;
  • per la mappa del percorso clicca qui.

Partiamo questa volta da Siena, città alla quale dedicherò un post in un prossimo futuro, imboccando da Sud Est la Strada dei Tufi, per poi proseguire con la Strada Massetana Romana ed infine prendendo la famosa “Cassia” o Strada Regionale n. 2, magnifica strada che offre nel suo percorso una cornice storica che parte dalla Roma repubblicana ed imperiale, per giungere alla Toscana medievale e rinascimentale. È l’unica delle strade che partono da Roma il cui chilometraggio non inizia dal Campidoglio ma da Ponte Milvio.

Percorsi circa una trentina di chilometri e mezzora di cammino, nel bel mezzo di una campagna da sogno, con curve da “pennellare” e “godere” a pieno regime, complice anche un asfalto ben tenuto, raggiungiamo la prima delle nostre destinazioni, Buonconvento (SI).

buoconvento 

Buonconvento, che fa parte dei Comuni più belli d’Italia, Sorge nella Valle dell’Ombrone, alla foce del fiume Arbia, nel fiume Ombrone in corrispondenza del chilometro 200 della Cassia. 

Il nome deriva dal latino “Bonus Conventus” luogo felice, fortunato. I primi cenni storici si hanno intorno al 1100, ma sicuramente il fatto di maggior rilievo è avvenuto nel 1313 quando, il 24 agosto, forse non nel capoluogo ma comunque all’interno del territorio comunale, morì l’imperatore Enrico VII di Lussemburgo, (più conosciuto come Arrigo) che era sceso in Italia per restaurarvi l’autorità imperiale. La storia narra che l’imperatore, avvelenato durante la comunione da un frate del luogo, sia morto poco dopo lungo la via Cassia, probabilmente presso l’abitato di Serravalle. La costruzione delle mura iniziò nel 1371 e terminò 12 anni dopo, nel 1383. È il centro più importante della Val d’Arbia, testimoniato anche dalla podesteria che comprende 32 località e dal riconoscimento della cittadinanza senese concesso dai governatori della città nel 1480. Con la caduta della Repubblica di Siena, nel 1559 entra a far parte del Granducato di Toscana sotto i Medici.

Lasciata alle nostre spalle Buonconvento, riprendiamo la nostra moto e ci re-immettiamo nella Cassia, questa volta direzione San Quirico d’Orcia (SI), che dista solamente 18 chilometri e poco meno di 20 minuti di cammino.

Arrivati a San Quirico, decidiamo per una sosta un po’ più prolungata e, con l’occasione di identificare il ristorante dove poter godere anche dei “Sapori di Toscana”, effettuiamo la nostra bella visita all’abitato di San Quirico.

San Quirico, è di origini etrusche che, pur in assenza di scavi sistematici, sono testimoniate dai rinvenimenti nelle zone di Vignoni e Ripa d’Orcia, di urne cinerarie ed altri oggetti facenti parte dell’arredo funebre, oggi colnservate nel Museo Archeologico di Siena. La prima volta che si fa esplicita menzione di San Quirico, è a proposito di una controversia sorta nel 712 fra le diocesi di Siena e Arezzo per il possesso di alcune pievi, fra cui quella di San Quirico in Osenna. Il nome “Osenna”, conservato fino al XVII secolo, si riferiva con ogni probabilità ad un corso d’acqua oggi scomparso che doveva trovarsi nelle immediate vicinanze del paese. “Osenna” è toponimo etrusco e forse preromano. A partire dall’XI secolo, sempre più frequente si incontra il nome di San Quirico in Osenna in documenti che testimoniano la crescente importanza del borgo, situato sulla Francigena o Romea che, in epoche diverse, vide il passaggio di figure rilevanti del mondo politico ed ecclesiastico europeo. Nel 1154 discese in Italia Federico I che si diresse verso Roma per ricevere la corona imperiale. Il pontefice Adriano IV attese che Federico I si avvicinasse e da Viterbo gli mandò incontro tre Cardinali . L’esercito regio si trovava accampato a San Quirico e fu qui che i messi pontifici furono accolti dal futuro imperatore. Nel 1180 i senesi estesero la loro giurisdizione su San Quirico e poco tempo dopo San Quirico divenne sede del Vicario Imperiale. Nel 1205 a San Quirico si tenne la dieta della lega toscana per trovare un’intesa, fra le varie città, circa il comportamento da tenere nei confronti di Montepulciano, che non voleva sottostare al dominio di Siena. La dieta si concluse con un nulla di fatto e furono anzi poste le premesse per il conflitto che pochi anni dopo sarebbe scoppiato fra Siena e Montepulciano. Nel 1552 San Quirico assistè impotente al passaggio delle truppe di Carlo V, guidate da Don Garzia, che fece del paese il centro per controllare e taglieggiare la val d’Orcia. Caduta la Repubblica di Siena, San Quirico passò nelle mani del marchese di Marignano e poi sotto il dominio di Cosimo dei Medici. Eretto in feudo con il titolo di marchesato dal Granduca Cosimo III fu concesso, nel 1677, al cardinale Flavio Chigi, nipote di Papa Alessandro VII. La cinta muraria San Quirico è un esempio fra i più notevoli di struttura urbanistica medievale e conserva, nelle presenze architettoniche, numerosi segni della antica importanza. Attualmente San Quirico conserva buona parte della cinta muraria, mancante solamente della porzione nordorientale e di un tratto a sud. Sono in parte visibili ancora ben 14 torrette, alcune delle quali incorporate in altre strutture. Non esistono purtroppo resti delle porte a nord e a sud: conservata e particolarmente originale è invece quella orientale. Il corpo centrale della porta a sei lati è coronato da una serie di piccole mensole in pietra a sostegno della grande porta che si apre ad arco tondo e presenta prima un passaggio coperto a botte, poi un arco acuto cui segue un arco ribassato sotto una torre rettangolare aggiunta posteriormente.

Dopo tutto questo percorso storico ci viene fame e decidiamo per la sosta all’Osteria del Cardinale, in via Dante Alighieri n. 35, dove i nostri palati hanno potuto assaporare le magnifiche “lacrime di San Quirico”, piatto tipico composto da fagottini di pasta con pecorino e patate, condite con rucola fresca e funghi porcini, seguito da un ottimo coniglio alla Etrusca in un tegame di coccio, olive nere e remerino, il tutto sfumato da un ottimo vino bianco.

Per il caffè decidiamo invece di mettersi in moto e di andare a prenderlo direttamente alla sosta successiva, Bagno Vignoni che dista da San Quirico solamente 6 chilometri.

Che dire di Bagno Vignoni; tutto e niente!

vignoni

Bagno Vignoni rappresenta uno dei borghi medioevali più suggestivi e meglio conservati della Toscana. Situato nella Val D’Orcia, immerso in un paesaggio da cartolina e vigne di fama mondiale, e facente parte del comune di San Quirico d’Orcia in provincia di Siena, è noto in tutto il mondo per le terme, la cui attività risale all’epoca romana.

Bagno Vignoni costituisce una singolarità urbanistica in quanto le locande, le abitazioni e la chiesa di San Giovanni Battista si sono sviluppate attorno alla vasca in cui sgorgano dal suolo vulcanico le acque della sorgente termale originale. Questa conformazione fa assumere a tale vasca la posizione e la funzione che normalmente sono proprie della piazza principale di un paese.

Al centro del borgo si presenta la “Piazza delle sorgenti”, una vasca rettangolare, di origine cinquecentesca, che contiene una sorgente di acqua termale calda e fumante che esce dalla falda sotterranea di origini vulcaniche. Fin dall’epoca deglietruschi e poi dei romani – come testimoniano i numerosi reperti archeologici – le terme di Bagno Vignoni sono state frequentate da illustri personaggi, come Papa Pio II, Caterina da Siena, Lorenzo de’ Medici e tanti artisti che avevano eletto il borgo come sede di villeggiatura. Caratteristica di Bagno Vignoni, oltre alle acque termali, è la sua struttura che, nonostante i numerosi episodi di guerra, devastazioni ed incendi che coinvolsero la Val d’Orcia nel corso del Medioevo, è rimasta da allora sostanzialmente immutata nel tempo. Da Bagno Vignoni si può facilmente raggiungere e visitare i vicini centri di Pienza e Montalcino e in generale l’intera Val d’Orcia e il Parco del Monte Amiata. Le acque che fuoriescono dalla vasca termale si dirigono verso la ripida scarpata del Parco naturale dei Mulini. Qui, immersi nella macchia mediterranea, si trovano quattro mulini medievali scavati nella roccia che furono molto importanti per l’economia locale in quanto la perenne sorgente termale garantiva il loro funzionamento anche in estate, quando gli altri mulini della zona erano fermi a causa dei fiumi in secca.

Entusiasti dello spettacolo offerto da questo splendido abitato, ma soprattutto dalle sue acque termali, decidiamo di dare fondo alla nostra voglia di immergersi nelle acque calde delle Terme di Toscana, per cui proseguiamo, in tutta fretta e con l’eccitazione di due bambini, verso Bagni di San Filippo, percorrendo gli ultimi 18 chilometri del nostro percorso sempre cavalcando la meravigliosa Cassia.

Giungiamo a Bagni San Filippo e, posteggiata adeguatamente la nostra moto con tanto di lucchetto (evviva la fiducia!), cerchiamo di scoprire il modo per raggiungere il fiume.

Solo una nota per chi invece desiderasse un percorso un po’ più da famiglia o senza tanti sbattimenti: in Bagni San Filippo esistono, come del resto in quasi tutte queste parti, appositi stabilimenti termali dove puoi, pagando un biglietto di ingresso, gustarti le caldi acque termali, standotene comodamente all’interno di una piscina e sul suo bordo vasca mitigato dal vapore delle acque.

Torniamo al nostro percorso.

Identificato il passaggio che ci porta sul fiume, scendiamo di buona lena attraverso il bosco per raggiungere il sentiero che corre lungo tutto il torrente (Fosso Bianco) dove sono presenti infinite polle d’acqua calda nelle quali potersi immergere e rilassarsi dopo tutti i chilometri fatti in moto.

Il Fosso Bianco è un torrente immerso nel bosco dove confluiscono diverse sorgenti di acqua calda in un susseguirsi di “pozze” (vasche) dove e’ possibile fare il bagno tutto l’ anno e ammirare le particolari formazioni calcaree che per le suggestive forme hanno ispirato diversi nomi come la balena bianca o il ghiacciaio. L’ area è  raggiungibile da una strada a monte del paese. Le prime pozze e le prime formazioni calcaree sono poco distanti mentre per vedere la famosa cascata e fare il bagno nelle bianche acque sulfuree si deve andare oltre.  Attraverso un suggestivo percorso pedonale immerso nel verde della boscaglia si arriva alle pozze, accompagnati dal fruscio dell’acqua.

Cascata-Balena

Balena Bianca

La Cascata così chiamata per la somiglianza con la bocca di una balena, è la formazione calcarea più suggestiva del Fosso Bianco. Qui scorrono le acque più calde non usate dallo stabilimento termale che sgorgano a 48º dalla sorgente poco distante, garantendo una temperatura talmente alta da permettere di fare il bagno anche fuori stagione.
La quantità e il percorso dell’acqua che scende dalla cascata viene cambiato abbastanza frequentemente, trasformando in poco tempo lo scenario con nuove forme e colori; infatti soprattutto nel periodo invernale le acque termali si mischiano a quelle piovane ricche di materiale organico o minerale che depositandosi insieme ai calcari crea sfumature di colore sul verde o marrone rossiccio.

Spesso si possono trovare piccole vasche realizzate dagli abitanti del luogo o dai turisti direttamente sotto la pare verticale della cascata per raccogliere le acque più calde prima che si mescolino a quelle del Fosso Bianco. Queste vasche si formano semplicemente lasciando fluire l’acqua attraverso muretti a secco composti di qualche pietra, rametti e foglie; ben presto i tartari depositati cementificano la struttura rendendola impermeabile. Sul fondo di queste si depositano i preziosi fanghi termali usati per il trattamento della pelle del viso e del corpo.

Individuato il nostro spazio, la cui scelta a seconda del quantitativo di persone ivi presenti, diventa quasi obbligata, ci mettiamo in costume e senza troppi indugi ci immergiamo in queste caldi acque, per permanerci fino a quando il nostro orologio non dirà che dobbiamo metterci in cammino.

Un buon viaggio a tutti e soprattutto, una BUONA IMMERSIONE!

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4 risposte a “Terme di TOSCANA

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